Anche nel settore ippico la Delega Fiscale “emette” qualche parola, qualche parola che potrebbe dare ossigeno a questo settore che rappresentava l’eccellenza italiana e convogliava a sé persone “rappresentative” e di “alto rango”, portava eleganza negli ippodromi e portava anche stupendi animali che sapevano trasmettere adrenalina, ma con superba presenza presso i cuori degli spettatori. Era tutto un mondo “antico” dove la bellezza dei corpi di questi esemplari suscitava classe, interesse, amore. Tutto questo è svanito, sia l’eleganza che i bellissimi esemplari nostri amici a quattro zampe ed è stato fatto posto ad una situazione estremamente grave, degradata, piena di debiti e tutto questo certamente non ha nulla a che vedere con il fasto di allora.

Sotto i riflettori del mondo dell’ippica italiana, in fermento per l’approvazione dell’art.14 della Delega Fiscale, c’è l’interrogativo della Tutela pubblica o no: nel dibattito centrale emergono due voci, quella contro la destrutturazione del settore e la sua sottrazione dalla sorveglianza pubblica e quella che invece chiede a gran voce il controllo statale portata avanti dal comitato Lega Ippica Italiana e dal Coordinamento degli ippodromi. Tutti scatenati, sopratutto la Lega Ippica Italiana che prima ribadisce la sua rappresentatività del settore e poi dichiara che tutto il settore ippico è stato “messo in ginocchio” dopo l’ingerenza della burocrazia ed il ministero ed anche della politica. Il settore merita assolutamente fiducia ma solo un atteggiamento dinamico, moderno ed imprenditoriale potrà far rinascere questo comparto così caro a tutti coloro che lo amavano e che lo hanno sempre amato.